NOTIZIE GENERALI
La Tanzania, con una politica ambientale saggia, ha saputo mantenere in perfetto equilibrio l'ambiente naturale dei grandi parchi permettendo agli animali di vivere liberi ed indisturbati, evitando quelle alterazioni che si sono verificate nel vicino Kenia a causa della grande massa di turisti. L'uomo, in Tanzania, fortunatamente non è ancora intervenuto nei processi naturali che regolano la vita selvaggia degli animali.
I carnivori con la loro caccia provvedono a selezionare gli erbivori eliminando i soggetti più deboli. Inoltre un eccesso di erbivori sarebbe causa di profonde alterazioni del patrimonio vegetale. Gli erbivori a loro volta sfruttano i pascoli secondo una catena ben precisa: i grandi mammiferi come l'elefante, la giraffa, l'ippopotamo ed il rinoceronte si cibano di foglie ed erbe robuste dalle forti fibre lasciando alle zebre e gnu una vegetazione più tenera ed appetitosa. Questi ultimi, assai numerosi, calpestando l'erba la preparano per altri piccoli animali come il facocero e le gazzelle.
Questo ciclo si rinnova continuamente attraverso una complessa e quotidiana rete di lotte ed alleanze. Le grandi migrazioni del Serengeti fanno parte di questo ciclo per la sopravvivenza della specie.
In queste poche e semplici schede ho cercato di descrivere le abitudini principali di alcuni dei più importanti protagonisti di questo splendido mondo costituito dai parchi della Tanzania. Accanto al nome dell'animale ho riportato, fra parentesi, anche il corrispondente termine in lingua swahili.
LEONE (Simba)
Nei parchi si incontra un po' ovunque. Solamente nel Serengeti sono presenti più di 1500 esemplari.
Questo splendido felino ha un aspetto apparentemente pigro e sonnacchioso, spesso indifferente a quanto accade intorno a lui. Ma quando caccia il leone si trasforma in un animale vigile e scattante, attento a non farsi sfuggire la preda.
Normalmente a cacciare sono le femmine mentre i maschi possenti si dedicano alla difesa del loro territorio. La caccia delle leonesse avviene di solito durante la notte.
Alcune leonesse, adottando una tattica raffinata, inseguono la preda dirigendola verso il luogo dove le compagne attendono in agguato. La preda di solito viene azzannata alla gola ed uccisa per soffocamento.
Il leone è il più socievole dei felini e vive in branchi costituiti da uno o due maschi, alcune femmine e numerosi cuccioli.
All'età di circa tre anni i giovani maschi, estromessi dal branco, vanno alla ricerca di nuovi territori in cui insediarsi.
Quando i capi branchi diventano troppo vecchi sono cacciati da questi giovani che prenderanno il comando del nucleo uccidendo a volte tutti i cuccioli del capo precedente.
ELEFANTE (Tembo)
Come è noto, in questo secolo l'elefante africano è stato braccato selvaggiamente dai cacciatori d'avorio che lo hanno quasi sterminato.
Oggi è, con altri animali, una specie protetta e nei parchi della Tanzania ha trovato un ottimo rifugio in cui vivere tranquillamente.
L'elefante africano è più grande di quello asiatico e può pesare fino a 6 tonnellate. Predilige zone boscose ricche di giovani piante e di abbondante acqua.
Il suo pasto giornaliero si basa infatti su un unico "piatto" costituito da 250 chili di erbe e foglie innaffiato da circa 180 litri d'acqua. Lo si incontra frequentemente soprattutto nei parchi Tarangire, Manyara e Ngorongoro.
Animale assai intelligente, l'elefante vive in un gruppo famigliare molto unito, composto, fra madre, femmine adulte e giovani individui, da circa 10-12 unità.
All'età di 12-14 anni i maschi abbandonano la famiglia ed entrano a far parte di gruppi costituiti da soli giovani maschi in cui si lotterà per avere la supremazia negli accoppiamenti con le femmine in calore.
Con la vecchiaia i maschi lascieranno anche questi gruppi per unirsi ad altri gruppi di animali anziani con cui vivranno fino alla morte.
L'elefante è uno degli animali più longevi. Alcuni esemplari vivono fino a 60-70 anni.
GIRAFFA (Twiga)
La giraffa è un animale dal portamente elegante ed altero. Alta anche più di 5 metri, la giraffa necessita di territori molto alberati per potere comodamente cibarsi senza doversi piegare faticosamente verso il terreno alla ricerca di erba. Predilige le radure di acacie le cui tenere foglie sono il suo cibo preferito.
Anche se non lo si può considerare animale solitario, la giraffa non tende ad unirsi in grandi branchi.
Generalmente vive in coppia anche se spesso, per ragioni di limitate risorse naturali, si possono vedere numerosi individui concentrati sullo stesso territorio.
La giraffa giovane è una delle prede favorite dei leoni. Attaccata, si difende scalciando con violenza le zampe posteriori e oppone una tale resistenza che sovente il predatore esce sconfitto dalla lotta.
Il maschio è riconoscibile dalla femmina per la maggior dimensione dei suoi cornetti; le tonalità della colorazione delle macchie del suo bellissimo manto variano fra il marrone chiaro ed il marrone scuro, quasi nero.
Assai caratteristica è la sua corsa durante la quale la giraffa porta avanti contemporaneamente le zampe dello stesso lato.
Nel parco Manyara se ne vedono dei bellissimi esemplari.
IPPOPOTAMO (Kiboko)
L'ippopotamo trascorre gran parte della sua giornata immerso nel fresco di pozze d'acqua: di questo enorme animale sovente si vedono spuntare sulla superficie solo gli occhi e le narici.
Numerosi piccoli uccelli trascorrono gran parte del tempo appollaiati sulla parte del corpo che emerge, alla ricerca di parassiti che si annidano fra le pieghe della sua ruvida pelle.
L'ippopotamo è il simbolo della pigrizia; lento ed impacciato sulla terraferma, in acqua dimostra un'agilità insospettata e può diventare estremamente aggressivo. Questi animali vivono in gruppi di circa trenta individui formati da un maschio, diverse femmine e da numerosi giovani esemplari.
Per delimitare i confini del loro territorio cospargono con la coda i loro escrementi su massi e tronchi d'albero. Durante le ore fresche notturne escono dall'acqua per brucare l'erba che cresce attorno alle pozze d'acqua in cui vivono.
Si possono vedere numerosi ippopotami nelle zone melmose vicine al lago al centro del cratere di Ngorongoro, nonchè nel parco Lake Manyara. Qui il punto di osservazione più interessante per ammirarli da vicino è l'Hippo Pool, un grazioso laghetto che si incontra percorrendo la pista principale del parco.
GHEPARDO (Duma)
Il ghepardo è l'animale più veloce della savana: può raggiungere 110 chilometri orari in pochi secondi ed è uno dei predatori più temuti dagli erbivori.
Il ghepardo segue furtivamente la preda, sovente una gazzella; quando si trova a breve distanza sferra l'attacco con una progrssione irresistibile, ma di breve durata. Lo sforzo che compie durante la corsa è così intenso che non può essere mantenuto a lungo e spesso la vittima riesce a sfuggire.
Dopo l'attacco il ghepardo è talmente sfinito che a volte non riesce neppure a divorare la preda uccisa nè tantomeno a difenderla da altri predatori che in queste circostanze ne possono approfittare impunemente.
Il ghepardo mangia circa una volta alla settimana; se il digiuno si prolunga perde forze e velocità, con il rischio di morire di fame non essendo più in grado di raggiungere le sue prede.
Il ghepardo è un animale solitario che non socializza facilmente con altri suoi simili. Se due ghepardi cacciano assieme e si dividono la preda quasi sempre sono fra loro imparentati.
Ha un bellissimo mantello giallastro a chiazze puntiformi con tipiche striature sul muso che sembrano quasi segni di lacrime che colano dagli occhi.
LEOPARDO (Chui)
La splendida pelliccia di questo predatore solitario ben si adatta a mimetizzare l'animale fra le erbe giallastre della savana.
Le chiazze scure presenti sul mantello sono circolari e sembrano imitare la forma dell'impronta che il felino lascia sul terreno.
Sull'estremità della sua coda, quando viene sollevata e leggermente arrotolata all'indietro, spicca una candida macchia bianca. E'' il segnale che i piccoli cuccioli seguono per non perdere la madre, seminascosta dall'alta erba della savana, durante gli spostamenti.
Il leopardo trascorre gran parte del suo tempo sui rami alti degli alberi, ma caccia solo sul terreno ed abitualmente solo di notte.
I babbuini che conoscono questa caratteristica quando scoprono la sua presenza si rifugiano precipitosamente sugli alberi, certi di non correre alcun pericolo.
Il leopardo è meno veloce del ghepardo, ma durante la caccia sfrutta la sua maggior astuzia e potenza.
Dopo la caccia il leopardo ha l'abitudine di trasportare la vittima su di un albero per divorarla tranquillamente al riparo dall'intrusione molesta di iene e sciacalli.
RINOCERONTE (Faru)
La specie esistente in Tanzania è il rinoceronte nero che, a differenza di quello bianco, ha due corni assai affilati sul muso. In entrambi le specie il colore della pelle è grigio.
Il rinoceronte nero ha una vista piuttosto debole ed è molto sospettoso. La sua fama di aggressore dipende dal fatto che, anzichè fuggire, fronteggia il pericolo con cariche che però hanno più lo scopo di intimidire che di aggredire. Due tonnellate lanciate a 40 chilometri orari intimidiscono qualunque animale, anche l'uomo. In realtà il rinoceronte non ha nemici; anche il leone si guarda bene dall'aggredirlo.
L'unico pericolo per questo enorme animale proviene dall'uomo che lo ha ferocemente cacciato, arrivando quasi a sterminarlo, per commercializzare il suo corno che in oriente è considerato un afrodisiaco. Questa leggenda è probabilmente nata dal comportamento del rinoceronte durante la riproduzione; l'accoppiamento con la femmina dura infatti, a volte, anche più di un'ora.
Gli amici fedeli del rinoceronte sono le bufaghe e gli aironi. Questi uccelli passano la maggior parte della loro vita sul corpo del bestione, liberandolo dai parassiti che infestano la sua pelle ed avvertendolo con acute grida quando il pericolo si avvicina. Il periodo di magior attività del rinoceronte coincide con la notte quando si dedica alla ricerca del cibo. Durante il giorno passa la maggior parte del suo tempo sdraiato od a rivoltarsi nel fango. Nel cratere di Ngorongoro si possono ammirare alcuni esemplari di questi animali scampati ai colpi dei cacciatori di corni
BUFALO (Nyati)
L'unico nemico in grado di intimorire un bufalo è il leone. Questo enorme bovino dall'aria apparentemente irascibile possiede corna molto robuste che possono infliggere gravi ferite agli assalitori. Ha un corpo possente e muscoloso e quando carica lo fa a testa alta per non perdere il contatto olfattivo e visivo con il presunto nemico.
Nei parchi della Tanzania si possono incontrare sia bufali aggregati in grandi mandrie, sia bufali adulti solitari. Le mandrie sono costituite da femmine, giovani e da rari maschi adulti. Questi ultimi, infatti, quando raggiungono l'età avanzata sono colossi imponenti con un peso superiore anche a 700 chilogrammi e mal sopportano i continui e rapidi spostamenti del gruppo alla ricerca del cibo. Essi perciò preferiscono staccarsi dal branco ed occupare da soli un territorio ricco di erba evitando così, salvo casi eccezionali, di spostarsi.
I bufali sono molto diffidenti e riescono a fiutare il pericolo anche a grande distanza. Generalmente a dare l'allarme è il capo branco che si ferma repentinamente comunicando così alla mandria, attraverso l'immobilità, la sua inquietudine.
I bufali si nutrono di erba e grandi foglie robuste che staccano dai rami bassi degli alberi. Ricercano territori ricchi d'acqua poichè amano immergersi negli stagni e ricoprirsi di fango per proteggersi dal caldo nonchè dalla punture degli insetti.
GNU (Nyumbu)
Lo gnu è l'erbivero più diffuso in Tanzania. Solo nel Serengeti ne esistono circa 1.300.000 esemplari. Corpo tozzo, gambe sottili, questa sgraziata antilope possiede una folta criniera che ricade in due ciuffi scuri ai lati del collo. Vive in grandi branchi formati da centinaia di individui senza particolari rapporti famigliari fissi.
Le grandi mandrie necessitano di enormi quantità d'erba. Per questa ragione, quando nella stagione secca la prateria del Serengeti inaridisce, gli gnu emigrano in massa verso pascoli migliori dando origine ad una impressionante corsa per la sopravvivenza durante la quale numerosi esemplari perdono la vita.
Lo gnu, con la zebra, contribuisce alla sopravvivenza degli oltre 1000 leoni del Serengeti; anche iene e sciacalli si accaniscono contro questo animale, soprattutto nei primi giorni di vita quando non è ancora in grado di difendersi. Da adulto lo gnu acquisteerà una tale velocità e resistenza da essere preda più difficile da catturare.
Dopo pochi minuti dal parto il piccolo è già in grado di alzarsi e correre. I neonati isolati sono quelli che rischiano maggiormente; quando una femmina con il piccolo si vede assalita, corre invariabilmente verso il branco più vicino con l'intento di confondere la vista al predatore. Una elevata aggregazione di individui protegge infatti dagli assalti dei felini: è una ragione per la quale i parti degli gnu avvengono quasi tutti contemporaneamente.
ZEBRA (Punda milia)
In lingua swahili il nome della zebra significa "asino con le strisce"; definizione che ben si adatta alle caratteristiche di questo animale. Non esistono due zebre uguali poichè lo schema delle strisce nere, che decorano il mantello, differisce da esemplare ad esemplare.
Si ritiene che la livrea a strisce delle zebre abbia la funzione di scomporre la sagoma dell'animale quando si muove sullo sfondo dell'orizzonte tremolante per il surriscaldamento dell'atmosfera. La figura a strisce tende così a dissolversi disturbando la vista dei predatori.
Questo erbivoro predilige le grandi pianure e la vita di branco. Percorrendo il Serengeti è facile vedere grandi mandrie di zebre mescolate agli gnu. L'associazione fra questi due erbivori sembra essere solo casuale e dovuta al fatto che essi ricercano lo stesso tipo di pascolo. Infatti al minimo segno di pericolo gli animali fuggono separati dividendosi in due gruppi di animali della stessa specie. Assieme partecipano alla grande migrazione che avviene nei mesi di maggio e giugno verso le pianure del nord.
Le zebre vivono in raggruppamenti famigliari di circa 15 animali formati da un maschio adulto e 5-6 femmine con i loro piccoli. I puledrini vengono allattati per alcuni mesi anche se dopo pochi giorni dalla nascita incominciano già a brucare l'erba. Le strisce sono colore marrone chiaro e diventeranno nere solo nei mesi successivi. Nel branco i piccoli sono in grado di riconoscere la madre attraverso lo schema delle strisce del suo mantello.
GAZZELLA (Swala)
Le gazzelle, con il loro profilo elegante ed i grandi occhi limpidi e teneri, rappresentano l'ornamento più bello e poetico dei parchi,. Nello stesso tempo costituiscono anche una inesauribile riserva di proteine per la sopravvivenza di un esercito di carnivori che popolano questa regione.
Le due specie di gazzelle maggiormente diffuse sono la gazzella di Thomson e la gazzella di Grant. Abbastanza simili fra loro, possono essere facilmente confuse anche perchè spesso i branchi sono misti.
La gazzella di Grant si differenzia da quella di Thomson per la sua maggior dimensione, per le corna che a volte raggiungono anche la lunghezza di 70 centimetri, per il tono più pallido del pelame color nocciola - sabbia e per la mancanza della striscia laterale nera che caratterizza invece la gazzella di Thomson. Entrambe muovono costantemente la corta coda, anche quando non devono scacciare le mosche.
Negli ampi spazi della savana le gazzelle appena nate sono cacciate da sciacalli e iene, mentre, da adulte, diventano prede di ghepardi e licaoni. In prossimità dei corsi d'acqua, dove la vegetazione offre protezione, il maggior pericolo per le gazzelle è rappresentato dal leopardo che, catturata la preda, la porta sul ramo di un albero per divorarla.
BABUINO (Nyani)
Il babuino è un animale che vive in un territorio ben definito con una superficie di circa 8-9 chilometri quadrati. Per questo animale la paura dell'ignoto è molto forte per cui ben difficilmente il babuino si allontana dai confini dell'area che gli è nota.
Con il sorgere della luce tutto il gruppo si sposta alla ricerca di cibo in rigorosa formazione militare. In testa avanzano i maschi giovani e vigorosi con ai lati gli adulti che affiancano al centro le femmine con i piccoli appesi ai peli del ventre o a cavalcioni sulle spalle Queste ultime sono protette dai maschi dominanti che le circondano.
Dimostrano una grande attrazione affettiva nei confronti dei piccoli che cercano di proteggere in tutti i modi. Visitando il Manyara Park è facile incrociare gruppi di questi animali mentre stanno attraversando la pista. Anche nel Serengeti, sulle sommità dei kopje si possono osservare numerose tribù di babuini.
Sono principalmente vegetariani anche se si nutrono a volte di insetti, lucertole ed altri piccoli animali. Verso sera il gruppo fa ritorno all'albero che aveva lasciato con il sorgere del sole poichè il babuino è un animale casalingo, con una residenza che normalmente non cambia. Animale di grande scaltrezza ed intelligenza, a volte rappresenta un pericolo per il turista poichè la sua curiosità lo spinge a rubare oggetti dimenticati.
FACOCERO (Ngiri)
Nei parchi della Tanzania il facocero è presente un po' ovunque, non solo dove si addensano macchie di arbusti, habitat ideale per i cinghiali, ma anche nelle pianure del Serengeti dove la vegetazione è scarsa.
Questo animale di aspetto goffo e sgraziato, ha un testone voluminoso e allungato che si appiattisce sul grugno terminando con due vistose zanne ricurve all'indietro. Sotto agli occhi ha due protuberanze ed il suo corpo è rivestito da una pelle robusta e rugosa ricoperta sul dorso da ispide setole. Nonostante l'aspetto poco snello, è veloce nella corsa poichè dotato di arti piuttosto lunghi. Per tale ragione quando il facocero mangia si inginocchia sulle zampe anteriori per avvicinare così il testone al suolo, assumendo un curioso atteggiamento.
I facoceri hanno molti nemici e per tanto hanno sviluppato tecniche difensive molto specializzate. Dal ghepardo si difendono con cariche aggressive che spaventano il predatore, mentre per sfuggire agli attacchi di leoni e leopardi si precipitano in rifugi sotterranei precedentemente scavati a colpi di zanna.
Queste tane sono anche il luogo dove le femmine partoriscono i piccoli che rimangono nel rifugio allattati dalla madre fino al momento in cui, uscendo all'aperto, non siano in grado di procurarsi il cibo da soli. Fondamentalmente erbivori si cibano anche di bacche, tuberi ed altre radici che estraggono dal suolo usando le zanne.
STRUZZO (Mbuni)
Fra le mandrie di gnu e zebre che pascolano nel Serengeti ogni tanto si intravede il lungo collo dello struzzo. Essendo un animale molto diffidente è difficile avvicinarlo e spesso lo si deve osservare da lontano. L'altezza di un maschio adulto può superare i due metri e mezzo e consente a questo uccello, il più grande al mondo, di sorvegliare, con i grandi occhi scuri protetti da folte ciglia, il paesaggio circostante.
In corsa riesce a raggiungere i 70 chilometri orari che mantiene per un lungo tempo, il che lo rende una preda abbastanza difficile da catturare. Il maschio ha un piumaggio nero e bianco mentre la femmina è di colore marrone. Le ali, assolutamente inadatte al volo, sono usate per farsi aria, scacciare gli insetti e far ombra ai piccoli che altrimenti non potrebbero sopportare il caldo intenso della savana e morirebbero in poco tempo.
Ogni maschio possiede un harem di alcune femmine, ciascuna delle quali deposita in un nido comune fino a 6 - 8 uova. Lo struzzo maschio cova durante la notte, mentre di giorno, lasciando il posto alla femmina il cui colore mimetico la rende meno visibile, se ne va in giro alla ricerca di cibo. Il formidabile apparato digerente gli consente di inghiottire piante, radici, insetti, rettili e roditori.
La mortalità fra i neonati è altissima, ma poichè le femmine possono riprodursi per moltissimi anni e gli adulti sono pressochè invulnerabili, i sopravvissuti risultano sufficienti affinchè la specie non si estingua.